Disco Q

Disco Q

Tipologia: Discoteca abbandonata
Causa dell'abbandono: Fallimento
Data esplorazione: 12/2017
Condizioni: Pessime
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 6

L’esplorazione di oggi mi porta all’interno della Disco Q, una discoteca ora abbandonata che un tempo faceva divertire migliaia di persone.

Storia

Nei primi anni Novanta era un centro sportivo di una certa importanza nella zona. Aveva una piscina formato terrazza e una bar, dove spesso la sera si organizzavano feste. A metà degli anni novanta la piscina è stata ridimensionata, l’area calpestabile è stata ampliata ed è stata creata una vera e propria terrazza, riempita di specchi, colori, luci, decori facendo diventare il locale una discoteca di tendenza.

A metà degli anni 2000 iniziò il declino, e dopo numerosi cambi di gestione la discoteca chiuse definitivamente. Oggi è abbandonata e pesantemente vandalizzata.

La mia esplorazione

Oggi con me c’è mio fratello di Urbex Venezia un amico appassionato di fotografia. L’ingresso alla discoteca è piuttosto scomodo, ma riesco ugualmente ad entrare. Come tutte le discoteche abbandonate di questa zona l’interno è vandalizzato in modo pesante. Faccio un rapido giro dell’interno, non c’è molto da vedere, ma le sale da ballo sono abbastanza affascinanti. Sui mori trovo scritti molti ricordi di persone che hanno passato qui delle belle serate, forse la cosa più interessante da vedere. Esco in giardino e faccio qualche foto anche qui. La parte esterna è ancora più devastata degli interni, rimane ben poco dei fasti di un tempo. È un vero peccato vedere questo posto ridotto così, ai tempi d’oro doveva essere davvero un bellissimo locale.

La discoteca Disco Q, nonostante il pesante degrado prende comunque la sufficienza. Mi è piaciuto immagina la sala da ballo granita di persone che ballavano e di divertivano, è stato un po’ come tornare ai miei 18 anni quando anche io passavo le mie serate estive in discoteca.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Stabilimento Chiari e Forti Abbandonato

Chiari e Forti. Il Ritorno

Tipologia: Fabbrica abbandonata
Causa dell'abbandono: Fallimento
Data esplorazione: 12/2017
Condizioni: pessime
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 8

In questa esplorazione torno allo Stabilimento Chiari e Forti di Silea, uno delle mie prime esplorazione (Fabbrica Olio Cuore).

Storia

Una gigantesca fabbrica che sorge sulle rive del fiume Sile nel 1920. Dopo aver vissuto periodi d’oro inizia un lento ma inesorabile decadimento fino ad arrivare al suo totale abbandono nel 2012. L’intera aerea viene messa all’asta ma tutti i tentativi di venderla vanno a vuoto.

La mia esplorazione

Io e mio fratello abbiamo una regola quando esploriamo luoghi abbandonati. Non scavalchiamo cancelli/recinzioni, non forziamo serrature, non rompiamo finestre, non vandalizziamo e non portiamo via nulla. Questa esplorazione è nata proprio per seguire questa regola. Ho pianificato un giro con degli obiettivi ben precisi, ma non riesco ed entrare in nessuno di essi, quindi dato che sono in zona mi consulto con il mio compagno di avventura e decido di ripiegare in una location già vista ma sicuramente accessibile, lo stabilimento Chiari e Forti di Silea, detto anche fabbrica Olio Cuore. Arrivato sul luogo mi rendo conte che il tempo non è per nulla stato gentile con questa fabbrica, i capannoni sono in condizione peggiori rispetto all’anno scorso e i vandali hanno ulteriormente danneggiato l’intero complesso. Sono riusciti persino a rubare uno dei portoni in legno del frantoio… Trovo anche dei ragazzini che lanciano sassi sulle finestre in vetro e rimango senza parole, la maleducazione della gente cresce di giorno in giorno.

L’esplorazione è identica alla precedente seguiamo anche lo stesso ordine per rivivere la prima volta lì. Ho la fortuna di fotografare la parte di fabbrica che costeggia il fiume Sile al calare del sole. Le calde luci del tramonto che si riflettono sull’acqua del fiume mi regalano una spettacolo unico. Nonostante il suo stato sia peggiorato rispetto alla prima volta la fabbrica resta sempre molto bella e merita sempre di essere visitata.

Buona visione.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Manicomio dei bambini

Il Manicomio dei Bambini

Tipologia: Ospedale psichiatrico infantile abbandonato
Causa dell'abbandono: Sconosciuta
Data esplorazione: 11/2017
Condizioni: Pessime
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 5

In questa esplorazione vi porto all’interno del Manicomio dei Bambini, un’ospedale psichiatrico infantile abbandonato, molto famoso nel mondo Urbex.

Storia

L’edificio è stato costruito attorno al 1870, prima fu abitazione privata per diversi proprietari, poi fu ricovero per malati di tubercolosi e successivamente nel 1940 fu venduto alla Croce Rossa Italiana, che ne detiene tutt’ora la proprietà.

La CRI lo trasforma in un ospedale psichiatrico infantile dandolo in gestione alle suore. In quegli anni la struttura ospitava più o meno una trentina di bambini. Si racconta che i bambini fossero vittime di supplizi fisici e psicologici. Data l’ignoranza del tempo sulle malattia psichiche non esistevano vere e proprie terapie scientifiche. Infatti le suore usavano barbarie come l’elettroshock, la lobotomia e le immersioni in acqua fredda.

Le cartelle cliniche dei piccoli pazienti sono ancora consultabili, basta fare una richiesta al comune di competenza, quello che però le cartelle non raccontano è la triste sorte toccata ai poveri bambini.

Alcuni dicono che siano morti in un incendio, altri per una misteriosa epidemia. Su questo argomento girano molte leggende. Io non mi dilungherò più di tanto con una rapida ricerca su internet troverete tutte le informazioni. Il manicomio chiude per motivi misteriosi nel 1970 e da allora giace abbandonato.

La mia esplorazione

Ad accompagnarmi nell’esplorazione di oggi c’è come sempre mio fratello di Urbex Venezia. Arrivato sul luogo mi trovo davanti ad un’imponente struttura veramente malmessa. Ci sono cartelli che avvisano del pericolo di crollo ovunque e già da fuori si nota che il tetto e alcuni piani sono completamente crollati. Entro nel primo edificio, faccio qualche foto nei sotterranei e mi sposto al piano sopra. Purtroppo la struttura è molto danneggiata, non c’è molto da vedere e due piani su quattro non sono visitabili. Mi hanno detto che il secondo edificio è più interessante quindi non mi soffermo più di tanto e passo oltre.

Effettivamente il secondo edificio è più bello e soprattutto più intatto. Qui oltre a diverse camere trovo anche una chiesa in cui sono evidenti i segni di qualche rito satanico avvenuti in precedenza. Completo l’esplorazione e torno alla macchina.

Il manicomio dei bambini alla fine mi delude un po’. L’atmosfera respirata al suo interno è ben diversa da quella che avevo immaginato leggendo la sua storia. Durante l’esplorazione non mi è mai capitato di non sentirmi a mio agio e neppure di provare paura. Inoltre le famose giostrine per bambini non ci sono più e molti altri oggetti visti su altri reportage sono spariti. Non mi sento quindi di dare la sufficienza a questa location.

Buona visione.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Villa della dama bianca

La Villa della Dama Bianca

Tipologia: Villa Abbandonata
Causa dell'abbandono: Sconosciuta
Data esplorazione: 11/2017
Condizioni: Pessime
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 6

In questa esplorazione vi porto all’interno della Villa della Dama Bianca, una piccola villa molto inquietante, chiamata cosí per via di una leggenda.

Storia

Ho cercato a lungo informazioni storiche sulla villa della dama bianca, ma senza risultati. Non si sa nemmeno chi ne detenga ora la proprietà. L’unica certezza è che nessuno si cura di questa storica dimora che da decenni ormai versa in stato di abbandono. Tutte le ricerche fatte portavano ad una leggenda che ha trasformato questa villa in una casa stregata. Oggi infatti è meta di numerosi gruppi di Ghost Hunters e appassionati del soprannaturale.

La leggenda

Tutti nel paese in cui si trova la villa conoscono le sue storie. In molti raccontano di aver sentito urla e strane voci provenire dalla villa. Alcuni addirittura affermano di aver visto delle apparizioni di spiriti, nello specifico parlano del fantasma di una donna. Ma questo succedeva anche prima che si creasse la leggenda.

Tutto inizió verso la fine degli anni Ottanta, quattro amici in cerca di emozioni decisero di entrare in questa villa abbandonata. Durante la loro visita crederono di sentire delle voci di bambini, si spaventarono, ma non demorsero e continuarono l’esplorazione. Pian piano i sussurri di bambino lasciarono il posto a lamenti fino ad esplodere in urla rabbiose piene di ingiurie nei confronti dei visitatori. A questo punto i ragazzi scapparono fuori dalla casa fermandosi in giardino.Si voltarono verso la villa come per riprendere coraggio e rientrare, ma qui videro una donna cadaverica vestita di bianco che gli intimò di andarsene. I quattro terrorizzati scapparono verso la macchine e se ne andarono. Nella strada del ritorno furono vittime di un incidente stradale, morirono tutti tranne uno, che raccontò tutto alla polizia dando vita alla leggenda.

Scavando ancora più a fondo ho scoperto che questa non è l’unica tragedia che gira attorno a questa casa. Infatti pare che in tempi più antichi una donna trovo la morte proprio tra queste mura. Tra le mura nel vero senso della parola dato che pare sia stata murata viva all’interno della parete dei sotterranei dove oggi si trova il caminetto. Che sia lei la dama bianca di cui parla la leggenda?

Villa della dama bianca

La mia esplorazione.

Introduzione

La mia esplorazione è stata più fortunata di quella dei ragazzi della leggenda! Premetto che il giorno dell’esplorazione non sapevo né della leggenda né della donna murata viva, altrimenti non so se sarei entrato così a cuor leggero. Pur non credendo più di tanto a queste cose, sono abbastanza suggestionabile. Ad accompagnarmi per fortuna c’è come sempre mio fratello.

L’esplorazione

Vista da fuori la villa è molto inquietante, l’intero piano terra e le finestre dei sotterranei sono state murate. Solo alcune finestre del primo piano sono aperte. Trovo un buco su una bocca di lupo ed entro. Mi trovo nel buio più totale, accendo sia la torcia da testa che quella a mano e inizio l’esplorazione dei sotterranei. Ci sono ragnatele ovunque, le torce che le illuminano creano ombre di ragni giganteschi e io sono aracnofobico. Cerco di non pensarci e passo al piano superiore senza fare nemmeno una foto.

Il piano terra è un po’ più interessante. Nel salone si intravedono ancora degli affreschi, si vedono appena, ma ci sono. Qui i soffitti sono più alti, il che mette una certa distanza tra me e i ragni e mi permette di fare fotografie con tranquillità. Visito tutti gli ambienti e vado verso la scala per andare al secondo piano. Qui dovrebbe esserci la stanza in cui si dice si manifesti lo spirito della dama bianca. Salendo le scale vengo accolto da un fascio di luce bellissimo, probabilmente la scala è la parte più bella dell’intero edificio. Al secondo piano non c’è granché da vedere, quindi prendo coraggio e torno nei sotterranei per fare le ultime foto ed uscire da questo posto. Ho fotografato anche il famoso camino, senza sapere che potrebbe essere stato la tomba di una povera donna.

La villa della dama bianca è ufficialmente il posto più inquietante che ho visitato fino ad ora. La quasi totale mancanza di luce, il silenzio e gli stramaledetti ragni contribuiscono a creare un’atmosfera lugubre e terrificante. Una cosa è certa non tornerò mai più in questo posto.

Buona visione

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Manicomio di Volterra

Il Manicomio di Volterra

Tipologia: Ospedale Psichiatrico Abbandonato
Causa dell'abbandono: Legge Basaglia
Data esplorazione: 11/2017
Condizioni: Buone/Pessime a seconda del padiglione
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 8

In questa esplorazione vi porto all’interno di alcuni padiglioni del Manicomio di Volterra, uno dei più grandi e famosi d’Italia.

Storia

Gli inizi

Il manicomio di Volterra nacque nel 1884 in seguito all’istituzione di un ospizio di mendicità per i poveri del comune. Nel 1896 all’ingegner Filippo Allegri venne commissionato un progetto per trasformare la struttura in un vero e proprio ospedale psichiatrico. Nell’aprile del 1900 Luigi Scabia diventa direttore della struttura e inizia a far crescere il manicomio facendo diversi accordi, arrivando nel 1902 a far trasferire i malati dal manicomio di Como a quello di Volterra. Nel 1931 era diventato talmente grande che i malati provenivano dalle province di Pisa, Livorno, La Spezia, Savona, Imperia, Viterbo, Nuoro, Rieti e Roma. Le presenze medie giornaliere passarono dalle 150 del 1900 al loro massimo di 4.794 nel 1939.

Storia recente

L’aumento dei ricoverati rese necessaria la costruzione di nuovi padiglioni per accoglierli. Tutti padiglioni venivano battezzati con i nomi dei più celebri studiosi de tempo: il padiglione Kraepelin, il padiglione Krafft-Ebing successivamente intitolato a Luigi Scabia. Dal 1926 al 1935 vennero portati a termine i padiglioni Charcot e Ferri per i pazienti “semi agitati e agitati”. Il Padiglione Ferri era il famigerato reparto criminale dove venivano ospitati i pazienti pericolosi o presunti tali.

Nel 1933 fu istituita una moneta speciale interna che veniva data come pagamento ai ricoverati per i lavori che svolgevano quotidianamente, tale moneta aveva valore solo all’interno del manicomio. Seguirono gli anni difficili della guerra e il crollo del numero dei ricoverati. Nell’immediato dopoguerra si susseguirono numerose amministrazione straordinarie, che non giovarono per nulla all’ospedale.

Verso la chiusura

Fino al 1963 il clima era carcerario: gli infermieri venivano chiamati “guardie” o “superiori” (avevano il ruolo di custodia e di sorveglianza), le finestre dei reparti erano protette da sbarre che di notte venivano chiuse a chiave. Dal 1963 si iniziarono i passi verso una trasformazione sociale. Si svilupparono le prime idee di riforma e le prime pratiche alternative anti-istituzionali per arrestare il rigido regime che si era instaurato.
Queste idee, nonostante inizialmente fossero seguite solo da pochi operatori, rappresentarono l’inizio del cambiamento. Si iniziarono a diffondere le idee di deistituzionalizzazione, dell’aumento della libertà dei ricoverati e della riconquista dei loro diritti. La struttura chiuse definitivamente nel 1978 grazie alla legge 180, detta legge Basaglia.

NOF4

Uno delle cose che ha contribuito a rendere cosi famoso questo manicomio è sicuramente l’opera di NOF4. Nannetti Oreste Ferdinando, paziente ricoverato a Volterra dal 1958. Durante la sua permanenza ha inciso con la fibbia del suo panciotto un graffito nelle pareti esterne del padiglione Ferri di ben 180 metri e uno di 102 sul passamano di una scala.
Tutt’oggi questo graffito è stato ritenuto un capolavoro di Art Brut.

La mia esplorazione

In questa esplorazione mi sono accodato ad una visita guidata, in modo da non fare solo una visita fotografica ma un vero e proprio viaggio nella storia di questo manicomio. Purtroppo non sono riuscito a vedere tutti i padiglioni, alcuni infatti sono troppo pericolanti per essere visitati. Il primo reparto che visito è la neuro, il padiglione Sarteschi. Le sue stanze sono abbastanza inquietanti, trovo numerose sedie a rotelle arrugginite e malconce che contribuiscono a creare un’atmosfera lugubre, le stanze sono piene di murales, alcuni davvero geniali, faccio un bel po’ di foto e poi vado a riprendere il gruppo della visita guidata.

Ho saltato qualche padiglione perché troppo impegnato a seguire la storia di questo posto raccontata dalla guida. La guida si sofferma sopratutto sul padiglione Ferri, uno dei più famosi in quanto ospita il graffito di NOF4. Finisco il giro guidato e torno all’inizio per andare a fotografare il padiglione Charrot, gli interni di quest’area sono davvero inquietanti, gli spettrali corridoi con la vernice che si sta scrostando insieme al silenzio tombale che trovo rendono la visita davvero indimenticabile. Ma la vera chicca di questo padiglione in realtà sta nei sotterranei, qui trovo un incredibile murales, uno dei più belle che abbia mai visto. L’ultima parte della visita mi porta nel cimitero interno del manicomio.

Alla fine purtroppo non riesco a fotografare i padiglioni Bianche e Chiarugi, ma le foto fatte e le emozioni provate mi ripagano per il lungo viaggio fatto.

Buona visione.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Casa delle Favole

La Casa Delle Favole

Tipologia: Villa Abbandonata
Causa dell'abbandono: Morte dei proprietari
Data esplorazione: 10/2017
Condizioni: Buone
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 9

L’esplorazione di oggi mi porta ad esplorare la Casa delle Favole, detta anche Casa delle Fiabe, Villa delle Statuette oppure casa di Hansel e Gretel.

Storia

La Casa delle Favole è una particolare abitazione spersa in mezzo alla campagna. Era di proprietà di due fratelli, entrambi amanti dell’arte ed entrambi molto anticonformisti. Vivevano in questa casa senza acqua corrente e senza energia elettrica e passavano le loro giornate a costruire statuette e a dipingere le pareti della loro abitazione.

La leggenda dice che non avessero la corrente perché loro padre era morto folgorato lavorando su una linea elettrica. La sorella morì nel 2007, mentre il fratello nel 2013. Da allora, non avendo eredi, la casa giace in stato di abbandono regalando agli esploratori urbani uno spettacolo che difficilmente si scorda. I due fratelli ora sono sepolti nel cimitero del paese, la loro tomba è molto riconoscibile in quanto riprende abbastanza lo stile della loro dimora.

La mia esplorazione

Premessa

Sono mesi che cerco questa location, ho a disposizione pochi indizi, e passo ore e ore su Google Maps a cercarla, ma è come cercare un ago in un pagliaio. Fortunatamente mio fratello trova degli indizi su un articolo di giornale trovato su internet che lo porta a ristringere il campo di ricerca e finalmente a trovare la Casa delle Favole. È ottobre, e fa un caldo terribile, la casa è avvolta da una fitta boscaglia e appena metto piede nel giardino vengo attaccato da sciami di zanzare affamate.

Esplorazione

Provo a non pensarci e proseguo verso la casa. Sono a pochi metri dall’abitazione ed inizio a vederle. Decine di statuette raffiguranti famosi personaggi delle favole. Non ho mai visto una cosa del genere. Provo a fare qualche fotografia, ma il sole che filtra dalla boscaglia le rovina praticamente tutte.

Mi sposto all’interno della casa, varco la porta e non posso credere ai miei occhi. Tutte le pareti di tutte le stanze sono dipinte. Guardo meglio e mi accorgo che anche alcuni mobili e le televisioni sono dipinti. Prima di fermarmi a fotografare faccio il giro della casa, e trovo parecchi indizi che confermano la mancanza di acqua corrente e di elettricità. Non trovo infatti nè lavandini nè bagni, e nemmeno prese elettriche alle pareti. Vista tutta la casa inizio a fare le foto. Le zanzare continuano a non darmi pace, ma riesco a fotografare tutto quello che avevo in mente.

La casa delle favole è un posto incredibile, unico ed inimitabile, è veramente un peccato che sia lasciato li a marcire. Alla fine ne è valsa la pena di farsi divorare delle zanzare e considero questa esplorazione una delle mie preferite. Ovviamente non darò nessun indizio sulla posizione di questa location per tutelarla e difenderla dai vandali e dai ladri.

Buona visione.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Poveglia l'Isola Maledetta

Poveglia… L’Isola Maledetta

Tipologia: Ospedale Abbandonato
Causa dell'abbandono: Cessato utilizzo
Data esplorazione: 06/2017
Condizioni: pessime
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 7

In questa esplorazione vi porto sull’isola di Poveglia nella laguna veneta, una delle mete Urbex più ambite in Italia e all’estero.

Storia

Poveglia è un’isola della laguna di Venezia. La sua superficie è di 7,25 ettari, è quindi un’isola abbastanza grande per lo standard della laguna veneta ed oggi conta ben 11 fabbricati.

Storia antica

Inizialmente il suo nome era Popilia, ma nelle mappe del cinquecento la si può trovare denominata anche Poveggia. A seguito dell’invasione longobarda del VI secolo e della distruzione delle città dell’entroterra, divenne uno dei centri di reinsediamento delle popolazioni in fuga verso le coste. Divenuta borgo e anche sede di un castello. Il centro contribuì efficacemente, tra l’809 e l’810, alla resistenza dell’antica capitale del ducato di Venezia, assediata dai Franchi. Poveglia era un centro florido, sia dal punto di vista economico, sia demografico.

La decadenza di Poveglia coincise con la guerra di Chioggia. Nonostante la costruzione di una fortificazione (ottagono Poveglia), l’isola fu ugualmente occupata dall’ammiraglio genovese Pietro Doria che da qui bombardò il monastero di Santo Spirito. Al termine del conflitto Poveglia era completamente devastata e i suoi abitanti, in origine diverse centinaia, erano ridotti a poche decine. La repubblica si interessò più volte al recupero dell’isola. Inizialmente venne adibita a stazione per il rimessaggio e la sosta delle imbarcazioni e per l’immagazzinamento di attrezzature di bordo. In seguito fu convertita in isola a scopo sanitario.

Storia recente

Nel 1782 fu assegnata al Magistrato alla Sanità, che orientò l’isola verso usi sanitari. Le sue strutture infatti servirono al controllo di uomini e merci e, all’occorrenza, da lazzaretto. Nel 1793 e nel 1798, ospitò gli equipaggi di due imbarcazioni ammalati di peste. Mantenne le funzioni di stazione per la quarantena marittima per tutto l’Ottocento e fino al secondo dopoguerra. Nell’ultimo periodo gli edifici furono in parte adibiti a convalescenziario geriatrico, ma dal 1968 anche questo utilizzo venne dismesso e l’isola fu ceduta al Demanio e da allora abbandonata. Per un periodo i suoi terreni furono assegnati a un agricoltore, mentre gli edifici andavano progressivamente in rovina. Da allora l’isola è stata oggetto di vari progetti di recupero che tuttavia non sono mai stati attuati. (Fonte Wikipedia)

La mia esplorazione

Date le difficoltà logistiche dell’organizzazione di una visita a quest’isola abbandonata mi sono accodato ad un viaggio organizzato, abbattendo così i costi. Durante il viaggio in barca sono molto emozionato, non vedo l’ora di esplorarla, ho sentito parlare spessissimo di quest’isola , e bramo di vederla con i miei occhi. Finalmente sbarco, la natura ha quasi preso il sopravvento, muoversi tra la giungla che si è formata è davvero difficile. Esploro gli edifici in ordine sparso per cercare di essere da solo in ogni stanza e fare le foto in tranquillità.

Ormai c’è ben poco da vedere, è quasi tutto distrutto, ma i pochi mobili e gli oggetti presenti sono in condizioni disastrose. Non nego che passeggiare per l’isola sia estremamente suggestivo, conoscendone la storia poi è ancora più bello, ma sarà per la quantità di gente presente nell’isola insieme a me, non riesco a farmi prendere dall’esplorazione come solitamente succede, e come avrei voluto succedesse. Non capisco perché la chiamino l’isola dei fantasmi, durante la visita non mi è mai capitato di non sentirmi a mio agio o seguito come invece mi è capito in altri luoghi.

L’esplorazione di Poveglia nonostante tutto mi regala delle gran belle emozioni e la giudico positivamente, sicuramente mi rimane la voglia di tornare, magari con un gruppo più ristretto per godermela meglio. Qui trovate l’articolo della nuova esplorazione.

Buona visione.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.

Colonia Ca Roman Abbandonata

Colonia Ca Roman

Tipologia: Colonia abbandonata
Causa dell'abbandono: Spostamento in altra sede
Data esplorazione: 07/2017
Condizioni: Pessime
Stato Attuale: Abbandonato
Valutazione Personale (1/10): 7

In questa esplorazione vi porto all’interno della colonia Ca Roman, il cui vero nome è Colonia Marina Mater Dei di Ca Roman.

Storia

La colonia Ca Roman fu fatta costruire intorno agli anni trenta dalle suore Canossiane. La struttura si trova all’interno dell’oasi naturalistica di Ca Roman che fa parte dell’isola di Pellestrina nella laguna di Venezia. Nel 1966 la colonia fu colpita da una disastrosa alluvione che la distrusse e fu successivamente ricostruita.

Attualmente risulta completamente abbandonata. Ho letto di recente una proposta per riqualificare la colonia come resort di lusso, destino che sembra accomunare tutte le isole abbandonate attorno a Venezia.

La mia esplorazione

Anche oggi sono in compagnia di mio fratello di Urbex Venezia. Non ho molto tempo per visitare questa location, infatti oggi pomeriggio mi aspetta la visita all’isola abbandonata di Poveglia. Giro per tutti gli edifici, alcuni sono ridotti davvero male e non sono visitabili completamente a causa di cedimenti strutturali, eppure nonostante le stanze siano tutte vuote questo luogo lascia davvero il segno. All’interno di alcune stanze ho avuto la sensazione di non essere solo, soprattutto nella parte dei dormitori, inoltre sono successe anche cose strane alla mia fotocamera. È la prima volta che mi succede durante un’esplorazione.

Oltre agli scheletri degli edifici non c’è molto altro da vedere, le stanze sono vuote e non ci sono oggetti. Considero comunque molto interessante la visita e sono contento di aver fatto questa deviazione andando verso Poveglia. Alla fine quindi ho deciso di dare un bel voto a questa colonia.

Nell’isola oltre ai resti della colonia ci sono anche numerose fortificazioni militari, infatti l’isola di Ca Roman si trova in una posizione strategica dal punto di vista militare. Per Mancanza di tempo però non sono riuscito a visitarle. Mi piacerebbe tornarci con calma per visitare l’intera colonia e le fortificazioni militari.

Buona visione.

Vuoi una foto a risoluzione originale? Contattami tramite e-mail oppure sui Social Network.